Sulle orme del Capitano Orsoblu

(Foto Simona Budassi)

Socializzazione del percorso 2017/18 di pedagogia teatrale per bambini da 6 a 10 anni “La Valigia Magica”.

La congrega dei sapienti ha iniziato a lavorare sullo Sviluppo del Pensiero Critico allenando l’abilità che l’essere umano deve sviluppare per imparare a risolvere i problemi. La congrega ha analizzato e valutato alcune informazioni, ottenute dal racconto di una storia attraverso l’osservazione, l’esperienza, il ragionamento e la comunicazione, rispondendo alle informazioni piuttosto che limitarsi ad accettarle, Interrogarsi è la componente più importante del pensiero critico. Si interseca con discipline come le scienze, la matematica, la storia, l’economia e la filosofia, tutte necessarie per lo sviluppo futuro della nostra società.  Attraverso Osservazioni precise su oggetti il laboratorio di Valigia magica sprona il bambino a trarre le sue conclusioni contribuendo ad attivare una abilità di osservazione scientifica che risulteranno utili e necessarie nel corso della vita.

Attraverso il confronto di notizie e argomenti abbiamo lavorato per consente ai bambini di esprimere come le cose sono simili e differenti ed aiutarli ad analizzare e categorizzare le informazioni. La discussione e l’analisi della storia li ha stimolati a sintetizzare i concetti principali della storia invece di rispondere soltanto a delle domande ponendo domande che non trovano risposte dirette nella storia e consentendo ai bambini di dedurre e trarre le loro conclusioni in base a quello che hanno capito della storia. Infine un tassello fondamentale della strategia pedagogica laboratoriale è stato l’apprendimento in sinergia o cooperative learning (apprendimento cooperativo) che ha aiutato i bambini a sviluppare le abilità di pensiero critico attraverso l’espressione delle loro idee dichiarate in gruppo favorendo l’apprendimento tra paria attraverso il dibattito costruttivo, in cui ciascuno deve difendere le proprie idee.
La storia è stata interamente ipotizzata e costruita da loro attraverso un contenitore di informazioni iniziali da cui si è dipanato un ordito di ipotesi e conclusioni che avete visto questa sera esplorare con il loro corpo e tutte le loro percezioni.

 

 

Librandia. La città dei libri sognanti

(Foto Simona Budassi)

Socializzazione del percorso 2016/17 di pedagogia teatrale per bambini da 6 a 10 anni “La Valigia Magica”.

Chi percorre la Zamonia occidentale lungo l’altipiano di Dilà in direzione est, superati finalmente i mari d’erba ondeggiante, si trova all’improvviso davanti a un orizzonte d’una profondità impressionante. Lo sguardo si perde all’infinito su una pianura piatta che, in lontananza, sfuma nel deserto Dolce. Nella steppa dalla scarsa vegetazione il viandante può scorgere, quando il tempo è sereno e l’aria limpida, una macchiolina che s’ingrandisce rapidamente a patto di camminarci incontro spediti. Una macchia che assume ben presto tratti seghettati, dalla quale spuntano tetti aguzzi e che si rivela infine per la leggendaria città di Librandia, la città dei libri sognanti.

(Foto Simona Budassi)

“L’avventura evoca il tempo e fa vivere il corpo. Il corpo, attraverso l’avventura, esercita la presa sul mondo.”
Riccardo Massa

 

Processo a Carnevale – V edizione

La manifestazione “Processo a Carnevale”, a cura di TeatroLab, è organizzata dalla Pro Loco di San Giovanni Teatino e si terrà domenica 26 febbraio 2017 dalle ore 16,00 a San Giovanni Teatino alta.

Perché si festeggia il carnevale?
Il bisogno di capire le esperienze è la caratteristica più peculiare dell’essere umano. Il significato, dunque, come forma d’interpretazione: trovare un significato vuol dire dare senso o coerenza alle nostre esperienze. Paolo Toschi, folklorista, filologo e storico della letteratura italiana, ci ricorda che tutte le forme drammatiche del nostro teatro riconoscono la loro prima e unitaria origine nel rito: esse nascono come momenti essenziali e più significativi di cerimonie religiose e soprattutto nelle grandi feste annuali e stagionali di rinnovamento e di propiziazione. In alcune feste, come ad esempio Capodanno, Carnevale, Calendimaggio si è conservata più chiaramente la derivazione dagli antichi riti pagani.

Perché “Processo a carnevale”?
Uno dei bisogni fondamentali dei popoli di tutti i tempi è di rinnovarsi ad ogni ritorno del ciclo naturale delle stagioni. Nelle comunità rurali il rinnovamento è momento imprescindibile e irrinunciabile per l’eliminazione del cumulo del “male” addensatosi durante l’anno che muore come le malattie, le disgrazie e i delitti. Attraverso tutti i mezzi che le diverse concezioni magiche e religiose suggeriscono, le comunità rurali si assicurano un felice svolgimento e rendimento del nuovo ciclo.
“Processo a Carnevale” è una rivisitazione artistica di uno dei modelli del carnevale più antico, il carnevale babilonese che ci propone una delle possibili e infinite celebrazioni della cosmogonia primordiale attraverso il racconto mitologico del poema epico Enûma Eliš.
A Babilonia l’evento corrispondeva all’equinozio di primavera ed era rappresentato dall’attraversamento della città da parte di una nave munita di ruote, il “car naval” (da cui una delle possibili derivazioni dell’etimo “carnevale”), scortato dal popolo festante su cui troneggiavano i simulacri del sole e della luna. Il car naval approdava al tempio del dio Marduk, dio del vento, del seme e del mondo sotto terra, che dopo essere sceso agli inferi, risorgeva vincendo il caos e riportava l’ordine nell’universo. Durante il viaggio l’anno morente – e con esso l’ordine del cosmo – si dissolveva nel nulla, causando la regressione al caos primordiale in cui si determinavano l’inversione naturale per cui l’uomo si tramutava in animale, in donna o in fanciullo e viceversa, l’inversione sociale che consentiva ai servi di diventare padroni, l’inversione temporale dove i defunti, evocati dai viventi indossando una maschera, tornavano in vita.

Perché ci si maschera a carnevale?
L’antropologo e studioso di teatro Oscar Eberle ci ricorda l’arcaica sacralità delle origini della maschera come il mezzo delle popolazioni primitive per comunicare con l’Aldilà. La maschera è antica quanto la stessa umanità, essa è il simbolo della trasformazione dell’uomo in un altro “io”. A Carnevale indossare la maschera significa avere un filo diretto con il mondo di sotto terra, con i defunti, con il seme che, evocato dai vivi, porterà abbondanza e prosperità nel nuovo ciclo che sorge.

Perché si brucia il carnevale?
La gioia sfrenata e orgiastica del carnevale trova la sua conclusione nella messa a morte di un capro espiatorio, quella messa a morte che oggi viene rappresentata simbolicamente con il rogo del simulacro del Carnevale.

 

Lo spazio vuoto

Venerdì 7 ottobre 2016 – ore 18
Schola dell’arte dei Tiraoro e Battioro – San Stae – Venezia

Performance teatrale “LO SPAZIO VUOTO. Haiku in forma scenica” a cura di TeatroLab
in occasione del vernissage della mostra pittorica dell’artista Gabriella Capodiferro “Luce Acqua Vento” a cura di Enzo Di Martino.

In scena

Giulia Parrucci e Rossano Angelini

Teatri del Cimone – Festival di teatro contemporaneo

quel-che-restasabato 13 Montecreto (Mo) ore 21- Parco dei Castagni
domenica 14 Lama Mocogno (Mo) ore 21- Teatro La Rotonda
ARTERIE presenta
“Quel che resta”
liberamente tratto dal romanzo “Chiedi alla Polvere” di John Fante

drammaturgia e regia Monica Ciarcelluti
con Rossano Angelini Mariangela Celi, Monica Ciarcelluti,
Maria Pia Di Domenico, Marco Massarotti, Mauro Mancinelli, Stefania Zeoli
luci Marco Massarotti
costumi Annalisa Teseo
foto di scena Gianni Colangelo
allestimento Associazione Filodrammatica Moby Dick
collaborazione artistica Riccardo Palmieri
produzione Arterie Cirt
con il sostegno Le Funambole
in collaborazione con Artisti per il Matta
si ringrazia TeatroLab

Presentato in anteprima nella sua versione provvisoria al festival “Il Dio di Mio Padre” VII edizione (2013), “Quel che resta” è liberamente ispirato alla Saga di Arturo Bandini dello scrittore italo-americano John Fante. Il protagonista, personaggio immaginario, arriva in America con il sogno di diventare un grande scrittore, con il desiderio di farcela e affrancarsi dalle sue origini italiane e povere. Con lui e come lui, arrivano tanti altri personaggi con origini diverse e che nell’opera abitano vite ai margini di una umanità assente e distratta,
sotto il segno dei temi legati ai problemi dell’immigrazione e il desiderio di raggiungere i propri sogni. Una metafora viva, pulsante dell’essere umano che, nonostante tutto, insegue sogni, illusioni e desideri.

Quel che resta – Spettacolo teatrale

fante“Quel che resta” spettacolo di teatro contemporaneo sotto il segno di John Fante
Spazio Matta
via Gran Sasso – Pescara
sabato 14 maggio ore 21:00 e domenica 15 maggio 18:30
MATTA IN SCENA- Rassegna di Teatro Contemporaneo

in scena: Mariangela Celi, Rossano Angelini, Maria Pia di Domenico, Romina Evangelista, Mauro Mancinelli e un bravissimo Marco Massarotti nel ruolo di Arturo Bandini.

regia: Monica Ciarcelluti

«La nostra storia apre un immaginario sospeso tra incanto e disincanto, dove i protagonisti abitano vite ai margini di un’umanità assente e distratta. La labile fragilità della vita è paradossalmente l’unica condizione per poter esistere. Una dimensione onirica dove tutto è teatro e immaginazione.» Monica Ciarcelluti

Info evento: QUEL CHE RESTA// n. 6 spettacolo – Matta in Scena
Arterie Teatro in collaborazione con TeatroLab

Viaggio a Cechoville

“Viaggio a Cechoville è un lavoro innovativo e sperimentale” spiega la regista Monica Ciarcelluti, “che mette in atto i nuovi principi della messa in scena, secondo cui la narrazione non è più il motore della messa in scena”. In Cechov è sempre molto forte la dicotomia tra vita di città e di provincia. La città è il luogo per eccellenza dove poter vedere realizzati i propri sogni in una vita ideale, che mai si compie per incapacità dei personaggi ad essere nell’azione. Ecco perché ho scelto la città. Ho immaginato invece che per un attimo questi personaggi riuscissero ad arrivare in una città ideale, una città-cosmos senza connotazione, Cechoville appunto, emblema della comune anima universale ma anche dei paradossi legati alla vita umana. I personaggi delle opere di Cechov vengono da un mondo lontano, danno corpo all’incanto del teatro, svanendo poi nel nulla, così come sono arrivati. Siamo nel Postdrammatico.

 

Cechoville

cechoville-modena7-12 Marzo 2016
Čajka Teatro d’Avanguardia Popolare
via della Meccanica-Modena

Cechoville
laboratorio di teatro urbano su Anton Cechov

direzione Riccardo Palmieri di Arterie C.i.r.t.
ideazione Monica Ciarcelluti di Arterie C.i.r.t.

promosso da Arterie Cirt
con il sostegno de Le Funambole
in collaborazione con Instabile 19 e TeatroLab

Cechoville nasce come laboratorio permanente e itinerante per la messa in scena di “Viaggio a Cechoville”, spettacolo di teatro urbano. Il gruppo di ricerca guidato da Monica Ciarcelluti, attrice e regista di Arterie, ha il fine di mettere l’attore in continua posizione speculativa affinché la messa in scena sia sempre rigenerata e viva. Viaggio a Cechoville è un’opera aperta, un organismo mutevole e si trasforma con la geografia dei suoi movimenti e si arricchisce continuamente di nuovi materiali. È un viaggio drammatico.

Poetica pedagogica
La poetica pedagogica del Gruppo Arterie nasce dal percorso di vita e di formazione che vede l’esplorazione del testo come indagine prima intima e personale, poi come immaginario collettivo e condiviso. Prioritario è lo studio dell’immagine teatrale, della composizione legata al tema e della deframmentazione linguistica, tutti assorbiti dalla scuola russa soprattutto di ultima generazione. Un approccio teatrale che attinge sia dall’aspetto liturgico e del rituale sia dallo sviluppo ludico e creativo. Punto di forza è l’analisi del testo che apre a tematiche inesplorate. Nel lavoro in sala, nel processo di costruzione, centrale diventa la figura dell’attore come autore del proprio ruolo e della propria vita sulla scena, generando inoltre un meccanismo di creazione basato sulla ricerca dell’energia dell’attore, attraverso l’uso dell’improvvisazione.

  • orari di lavoro: 19.00-22.00 (lun-mar-mer), 16-22 (gio), venerdì e sabato spettacolo
  • quota iscrizione € 80
  • info e contatti: 340.8250294-366.4110289
  • scrivere a: cajkateatro@gmail.com

Processo a Carnevale 2016

processo a carnevale 2015La manifestazione “Processo a Carnevale”, a cura di TeatroLab, è organizzata dalla Pro Loco di San Giovanni Teatino e si terrà domenica 7 febbraio 2016 dalle ore 16,00 a San Giovanni Teatino alta.

Perché si festeggia il carnevale?
Il bisogno di capire le esperienze è la caratteristica più peculiare dell’essere umano. Il significato, dunque, come forma d’interpretazione: trovare un significato vuol dire dare senso o coerenza alle nostre esperienze. Paolo Toschi, folklorista, filologo e storico della letteratura italiana, ci ricorda che tutte le forme drammatiche del nostro teatro riconoscono la loro prima e unitaria origine nel rito: esse nascono come momenti essenziali e più significativi di cerimonie religiose e soprattutto nelle grandi feste annuali e stagionali di rinnovamento e di propiziazione. In alcune feste, come ad esempio Capodanno, Carnevale, Calendimaggio si è conservata più chiaramente la derivazione dagli antichi riti pagani.

Perché “Processo a carnevale”?
Uno dei bisogni fondamentali dei popoli di tutti i tempi è di rinnovarsi ad ogni ritorno del ciclo naturale delle stagioni. Nelle comunità rurali il rinnovamento è momento imprescindibile e irrinunciabile per l’eliminazione del cumulo del “male” addensatosi durante l’anno che muore come le malattie, le disgrazie e i delitti. Attraverso tutti i mezzi che le diverse concezioni magiche e religiose suggeriscono, le comunità rurali si assicurano un felice svolgimento e rendimento del nuovo ciclo.
“Processo a Carnevale” è una rivisitazione artistica di uno dei modelli del carnevale più antico, il carnevale babilonese che ci propone una delle possibili e infinite celebrazioni della cosmogonia primordiale attraverso il racconto mitologico del poema epico Enûma Eliš.
A Babilonia l’evento corrispondeva all’equinozio di primavera ed era rappresentato dall’attraversamento della città da parte di una nave munita di ruote, il “car naval” (da cui una delle possibili derivazioni dell’etimo “carnevale”), scortato dal popolo festante su cui troneggiavano i simulacri del sole e della luna. Il car naval approdava al tempio del dio Marduk, dio del vento, del seme e del mondo sotto terra, che dopo essere sceso agli inferi, risorgeva vincendo il caos e riportava l’ordine nell’universo. Durante il viaggio l’anno morente – e con esso l’ordine del cosmo – si dissolveva nel nulla, causando la regressione al caos primordiale in cui si determinavano l’inversione naturale per cui l’uomo si tramutava in animale, in donna o in fanciullo e viceversa, l’inversione sociale che consentiva ai servi di diventare padroni, l’inversione temporale dove i defunti, evocati dai viventi indossando una maschera, tornavano in vita.

Perché ci si maschera a carnevale?
L’antropologo e studioso di teatro Oscar Eberle ci ricorda l’arcaica sacralità delle origini della maschera come il mezzo delle popolazioni primitive per comunicare con l’Aldilà. La maschera è antica quanto la stessa umanità, essa è il simbolo della trasformazione dell’uomo in un altro “io”. A Carnevale indossare la maschera significa avere un filo diretto con il mondo di sotto terra, con i defunti, con il seme che, evocato dai vivi, porterà abbondanza e prosperità nel nuovo ciclo che sorge.

Perché si brucia il carnevale?
La gioia sfrenata e orgiastica del carnevale trova la sua conclusione nella messa a morte di un capro espiatorio, quella messa a morte che oggi viene rappresentata simbolicamente con il rogo del simulacro del Carnevale.

TeatroLab_Carnevale-2016