Kamishibai – Racconti in valigia

Interessante workshop organizzato dalla casa editrice Artebambini di Bologna su questa antichissima forma giapponese di narrare storie.

Il Kamishibai (纸 芝 居 Kamishibai), traducibile come “dramma di carta”, è una forma di narrazione che ha avuto origine nei templi buddisti nel Giappone del XII secolo, dove i monaci, utilizzavano gli emakimono per narrare ad un pubblico, principalmente analfabeta, delle storie dotate di insegnamenti morali.

La tecnica del kamishibai è rimasta nelle tradizioni del Giappone per secoli, ma ha conosciuto un momento di splendore negli anni fra il 1920 ed il 1950. Il Gaito kamishibaiya, o narratore, si spostava da un villaggio all’altro in bicicletta ed utilizzava battere due pezzi di legno collegati da un cavo comunemente chiamato hyoshigi, per annunciare il proprio arrivo nei villaggi. I bambini che avevano comprato caramelle dal Gaito kamishibaiya si potevano assicurare i migliori posti di fronte al palco. Una volta che si era formato un pubblico, il Gaito kamishibaiya iniziava a raccontare le proprie storie servendosi di un set di tavolette di legno sulle quali erano disegnati i vari passaggi della storia che avrebbe raccontato. Le storie erano spesso seriali, e nuovi episodi venivano raccontati ad ogni visita al villaggio.

La rinascita del Kamishibai itinerante può essere associata con la grande depressione degli anni venti, e con la possibilità che rappresentava per i tanti disoccupati, molti dei quali erano la conseguenza dell’avvento del cinema sonoro, di guadagnare piccole somme di denaro. L’usanza del Kamishibai è stata quasi del tutto soppiantata dall’arrivo della televisione negli anni cinquanta, benché sia stata recentemente rilanciata nelle biblioteche e nelle scuole elementari giapponesi.

Piccolo blu e piccolo giallo

piccolo-blu-piccolo-gialloPer inaugurare il progetto BimboTeatro è stato scelto “Piccolo blu e piccolo giallo“.

Un libro sull’universo dei piccoli, un universo fatto di pochissimi elementi ma di una forza travolgente, di una verità assoluta legata ad un tempo che non conosce ieri e non conosce domani. La non dualità, la potenza dell’istante eternamente presente narrati con una leggerezza comunicativa ineguagliabile.

Attraverso pochi tocchi di colore e poche parole, Lionni racconta l’intero mondo del bambino, racchiuso in un singolo istante di vita.

Il verde e il blu che si mescolano per raccontare una grande storia di amicizia dove ognuno lascia tracce di sé nell’altro, dove la contaminazione è linfa vitale, un grande specchio in cui riflettere e scoprire se stessi.

La foresta incantata di Dora

Il 26 maggio 2012 a San Giovanni Teatino presso la Scuola Primaria andrà in scena

La foresta incantata di Dora
Giocodramma liberamente ispirato alla fiaba “I diavoli nella foresta” di Luigi Antonelli

Genius ludi: giocando si forma l’universo dentro e fuori di sé
(A. Kaiser, Genius ludi: il gioco nella formazione umana, Roma, Armando Editore, 1955)

La messinscena
La messa in scena del giocodramma dal titolo “La foresta incantata di Dora”, liberamente ispirata alla favola in un atto “I diavoli nella foresta” di Luigi Antonelli, ha previsto l’utilizzo dei principali strumenti della pedagogia teatrale: il linguaggio del corpo che crea lo spazio e il tempo viventi, e il linguaggio della musica che interpreta ed esprime le emozioni dei personaggi.
La drammaturgia musicale è costruita su opere del compositore russo Igor’ Fëdorovič Stravinskij.
Nella prima parte del giocodramma, guidata dalle note de “L’Uccello di fuoco” (Stravinskij, 1910), un tema cupo, introdotto in sordina da clarinetti e contrabbassi, ci immerge nel bosco incantato di Dora. Archi e legni, con terzine veloci, annunciano la presenza dei demoni che entrano in scena in un crescendo di fagotti e tromboni; nella danza infernale dei demoni, gli archi sono rinforzati da grancassa, legni e tremolo di timpani.
La seconda parte del giocodramma, guidata dalle note di “Petruška” (Stravinskij, 1910/1911) esprime la gioia e la freschezza di Dora pur non tralasciando di sottolineare il carattere forte e deciso della protagonista che avrà la sua vittoria finale sui demoni.

Il giocodramma
Tra gioco e teatralità vi sono delle connessioni essenziali in quanto espressioni originarie del vivere umano. L’attività ludica rappresenta l’attività più congeniale allo sviluppo dell’infante, incapace di realizzare conoscenze ed apprendimenti attraverso un percorso esclusivamente logico-formale. La recita, immettendo prematuramente nel “reale”, inaridisce e cristallizza nella rappresentazione scenica dei personaggi, rappresentazione che il bambino è incapace di intendere. Il gioco educa a stare con se stessi, ad osservare, ad inventare, a sentire, a trarre da sé, stimolando il colloquio interiore e ponendo in relazione il bambino col mondo e con gli altri. Nella sua massima espressione il gioco è “gioco drammatico”, forma più elementare di animazione teatrale, linguaggio a cui naturalmente il fanciullo ricorre per manifestare conoscenze, interessi, interpretazioni della realtà sensibile che lo circonda. Nel “giocodramma” la breve improvvisazione creativa ha come fine la rappresentazione in forma ludica della realtà vissuta dai bambini, sostenuta dall’immaginazione e realizzata dalla gestualità corporea. Il giocodramma è la tipica forma di conoscenza infantile che consente l’identificazione con l’oggetto esplorato, in quanto i bambini creano “qualcuno o qualcosa che non sono essi stessi, [e nello stesso tempo] in questa creazione creano, poi, se stessi”. (Volpicelli M., Recitare, in “L’Educatore italiano”, Milano, Signorelli editore, 1955 p.22)